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Hanno detto di lei...

Suor Maria Cossu ci narra questo grazioso aneddoto.
Nel 1918, dopo un anno che ero in religione, venne a trovarmi un mio fratello, ufficiale nell'esercito, il quale era sempre stato contrario alla mia vocazione.
La rev.ma Madre mi accompagnò in parlatorio, mi presentò a lui e seppe cosi ben parlare dello stato religioso che questi subito si acquietò, non ebbe a che ridire e non pose più ostacoli alla volontà di Dio.
Quando fummo per un momento soli, egli mi disse: "Come parla bene questa tua Superiora! È talmente convincente che se si presentasse a parlare ai Ministri, la guerra cesserebbe all'istante. Questa tua Superiora è veramente un'anima grande! ".
Dicono le sue suore: "Al mattino, appena desta, il suo primo pensiero era per Gesù Sacramentato e incominciava la sua giornata con la Comunione spirituale. Ogni qual volta si svegliava durante la notte, aveva sempre sulle labbra l'invocazione: "Signore, venite almeno spiritualmente nel mio cuore".
Ogni giorno era fedelissima alla sua Ora di Adorazione e poi, uscendo di Cappella, fintanto che le forze glielo permisero, si inginocchiava per terra e recitava l'inno eucaristico "Tantum ergo Sacramentum ".
"Desiderava che noi suore prima di uscire di casa andassimo a salutare Gesù e cosi al nostro ritorno, perché Gesù è il Padrone e noi siamo le sue umili serve ".
Quando qualche suora le manifestava il desiderio di alzarsi la notte per fare una visita a Gesù in Sacramento, ella col sorriso sulle labbra esclamava: "Si, sono contenta e ti esorto anch'io a pregare molto il Cuore SS. di Gesù per il Papa, per la Chiesa e per i Sacerdoti. Più saranno santi e più faranno conoscere chi è Gesù".
Durante il giorno ripeteva spesso le sue due giaculatorie preferite: "Sia sempre lodato e ringraziato l'amabile Gesù Sacramentato ". "Grazie, Gesù di avere istituito questo Sacramento".
Il Superiore dei Figli di S. Francesco da Paola le aveva avanzato la proposta di ricevere nella Congregazione le Minime di clausura di Roma, che in quel momento versavano in gravi difficoltà finanziarie.
La Madre accettò di buon grado con queste parole:"Metterei a loro disposizione il piano del Paradiso (così chiamavano il terzo piano di Casa Madre). Queste suore continuerebbero la loro clausura e impiegherebbero il loro tempo solo nell'adorazione al SS. Sacramento: avremo cosi la gioia di avere una parte della Comunità adoratrice ".
Voleva l'altare del SS. Sacramento sempre adorno ed ornato di molti fiori: "Gesù merita tutto. Mi piace tanto vedere dei bei fiori vicini a Gesù. Noi spose del Signore dobbiamo avere molto zelo per la Casa di Dio ".
La Settimana Santa assumeva per Lei una importanza tuta particolare: erano i giorni della Passione e Morte del Signore e deslderava che si praticassero due ore di silenzio in più per poter meglio meditare quanto Gesù aveva sofferto per la salvezza dell'umanità.
Ecco quanto suggeriva alle Suore:


Domenica delle Palme:


"Ricordate, figlie mie, l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, gli osanna al Figlio di Dio, il Benedetto ".
Poi il suo sguardo si riempiva di tanta tristezza e continuava:
"Giuda intanto pensava al modo di tradirlo e i Giudei gli preparavano la croce".

Il Mercoledì santo:

Era per lei il giorno della pessima vendita.

Il Giovedì santo:

Desiderava che pensassimo al grande Dono di Dio. Per nostro amore ha voluto istituire questo Sacramento.

Il Venerdì santo :

Siamo anche noi gli angeli consolatori della Passione di Gesù. Oh Gesù! Per i meriti delle tue pene concedi a noi la forza di segurti.
A mezzogiorno del Venerdl santo voleva mangiassimo in ginocchio, mentre lei leggeva il racconto della Passione.

Il Sabato santo:

"Gesù è nato per nostro amore, è morto per redimerci dal peccato, è risorto per la nostra gloria; col suo aiuto speriamo di goderlo in cielo per tutta l'eternità ".
Pensieri semplici, comuni, normali, ma per Lei hanno formato il tessuto della sua esistenza e tutta la sua vita fu una vera settimana santa.

"La Madre Fondatrice, continuano le Memorie, ci parlava sovente della Madonna e le venivano spesso alle labbra le liriche dei grandi Santi e i versi dei più illustri poeti italiani ".
Parlando dell'Immacolata era veramente insuperabile. "Cercava di farcela vedere nella sua sovrumana bellezza e diceva: "Questo candido Giglio è la creatura più bella, più pura, creata dalla infinita Sapienza di Dio. In Maria sono tutte le virtù, Essa è la piena di grazia. È tutto quello che si può dire".

Vedeva nella Vergine l'adoratrice perfetta della Maestà di Dio, nascosto sotto le apparenze del pane e del vino: e la sua giaculatoria preferita era questa: "Nostra Signora del SS. Sacramento, pregate per noi".
Diceva sovente: "Preghiamo Nostra Signora del SS. Sacramento che ci ottenga la vera devozione a Gesù, nascosto sotto i veli eucaristici per nostro amore. Figlie mie, amiamo tanto Gesù, procuriamo di riceverlo ogni giorno e come la SS. Vergine stringiamolo nel nostro cuore e preghiamolo che per intercessione della Madre Sua Immacolata ci conceda la fede dei Santi, l'amore dei Serafini e la purezza delle vergini".
Per lei la Vergine non solo era il modello delle anime eucaristiche, ma anche la Regina dei Martiri, la consolatrice degli afflitti.
"La Vergine Addolorata ai piedi della Croce ha amato e perdonato ai crocifissori del Suo Divin Figliuolo e li ha accettati come suoi figli. Impariamo da Lei il perdono e la misericordia: facendo questo consoleremo il Cuore di Gesù, tanto offeso dai poveri figli ingrati".
"Ci invitava sovente a meditare i suoi dolori sofferti ai piedi della Croce, vedendo il suo caro Figlio Gesù, crocifisso tra due ladroni e impotente a recargli alcun conforto.
Raccogliamo dalle Memorie: "Solo il buon Dio sa tutto il bene, che ha fatto in tempo di guerra, mandando uova, latte, pasta e altri generi alimentari ai poveri, specialmente agli ammalati bisognosi e questo per molti anni ".
"La sua predilezione era per i diseredati dalla fortuna e ad essi concedeva volentieri le Suore Infermiere a domicilio per l'assistenza agli ammalati".
"Regalava sempre tutto, tanto che quando è morta una suora le dovette dare il cordone, un'altra il velo una terza la federa per il cuscino da mettere nella cassa, perché di suo non
aveva più nulla ".

Racconta suor Maria Benedetta Musso: "Ci trovavamo in campagna e un giorno mi disse: "Quest'oggi abbiamo invitati, bisogna preparare un buon pranzetto".
Mi affacendai per eseguire i suoi ordini, non senza timore ed agitazione, perché credevo trattarsi di persone di riguardo. Quando seppi che erano due povere donne, le dissi che se avessi saputo di chi si trattava, non mi sarei preoccupata tanto. Ella mi rispose: "È proprio per la loro povertà che ti ho comandato un buon pranzetto: esse sono infatti care a Dio e ai
nostri occhi devono rappresentare Nostro Signore. Gesù Cristo".
Un'altra suora afferma: "I poveri erano i suoi prediletti. Non sapete, diceva, che quello che si fa al povero si fa a Dio? Il povero e l'infermo sono i beniamini di Dio".

Narra suor Maria Cossu:"Si presentava in cucina in punta di piedi per non far notare la sua presenza e per superare il primo senso di sgomento che si impossessava di noi al vedere la Madre Fondatrice aggirarsi tra i fornelli: ci raccontava i miracoli di S. Francesco da Paola, gli esempi di altri santi e desiderava che la considerassimo come una di noi".
A suor Matilde Falcinelli, che la pregava con insistenza di andare a riposarsi diceva:"Come! Non ti piace a compagnia della Madre nel tuo lavoro!".

Dalle Memorie raccogliamo preziose testimonianze: sono le suore, che descrivono le loro impressioni, quando entrarono nell'Istituto.
"Mi accolse proprio come una mamma: mi ha abbracciata e baciata in fronte ,dicendomi: "Vieni, figlia mia, nella Casa del Signore a lavorare per la sua gloria e a far tanto bene
nell'assistere i poveri infermi".
"Mi ricordo che mi disse: "Ora sei tutta nostra: hai lasciato una mamma, ma ne hai trovato un'altra, che ti vorrà tanto e tanto bene".
Aveva poi un tatto tutto particolare per certe situazioni delle Postulanti, che chiedevano di entrare in Religione.

"Mi accolse in modo straordinario, perché ho sentito dalle suore che sono quattro anni, che perseveri e desideri far parte della nostra Congragazione".
"Mi ha usato tante attenzioni per non farmi sentire troppo il distacco dalla mia famiglia, in modo speciale dalla mia mamma".
"Tu mi sei tanto cara, perché sei orfana. Sono felice di poterti fare io da mamma".
"Sono entrata in convento a quattordici anni e il mio cuore era molto depresso, perché da poco tempo la mia mamma se n'era andata in Paradiso. Mi sentivo estremamente sola. Avvicinando la Madre Fondatrice, io non mi sono sentita più orfana: avevo ritrovato l'affetto materno".

Desiderava che le suore più anziana rivolgessero alle nuove speranze dell'Istituto qualche buona parola, perché non avessero a penare troppo per aver lasciato la famiglia e diceva: "E' bene far conoscere alle Postulanti che ci amiamo e che la vita religiosa non è pesante".
"Io non l'ho mai vista neppure una volta riprendere una suora in modi aspri, che tanto scoraggiano le anime: quando aveva qualche riprensione da fare, invitava dolcemente la colpevole in camera sua e con la più materna carità la convinceva del male commesso e la pregava a volersi emendare".
"Quando doveva rimproverare qualche suora lo faceva sempre con tanta carità che il rimprovero diventava un consiglio, un aiuto a migliorarsi".
"Nelle correzioni era incantevole, affermano tutte le suore, perché abbiamo conosciuto che ci voleva realmente bene".
Una suora ha scritto: "Ero postulante e un giorno durante le feste natalizie nella ricreazione ero molto vivace e con la mia voce troppo squillante, forse anche un pò sguaiata, laceravo i ben costrutti orecchi di quante mi ascoltavano. La Madre, che era presente e che molto soffriva per la sua malattia non mi riprese direttamente, ma in modo sereno e pacato mi disse:"Oggi ti dò il permesso di andare a visitare i Santi Presepi nelle Chiese della città".
Io accettai immediatamente e in quel momento non compresi il valore di quelle parole, ma diventata adulta, ho capito la delicatezza della Madre Fondatrice".

"Quando doveva comunicarci qualche triste notizia dei nostri familiari, ne soffriva moltissimo, ce la comunicava con parole vtanto confortanti, che il nostro cuore restava sollevato.
Era veramente un angelo di carità".
"Godeva delle nostre gioie e in occasione di feste, anche particolari,c'era sempre pronto un bel regalo, ci faceva preparare un buon pranzetto. Diceva:Dobbiamo servire il Signore ma in letizia. Facciamo un pò di allegria a maggior gloria di Dio".
In questi anni don Luigi Orione venne diverse volte a visitarla ed ebbe per lei parole di consiglio, di conforto e di incoraggiamento: era l'incontro di due anime grandi, illuminate degli stessi ideali di amore verso Dio e di carità verso chi soffre e chi è abbandonato.
L'ultima volta, intrattenendosi più a lungo con lei, le disse fra l'altro:"Madre, da questo letto voi ponete e consolidate le fondamenta del vostro istituto. Come altri Santi fondatori nelle sofferenze e nel sacrificio potete governare la comunità e poi... un bel posto in Paradiso".
Questa nuova realtà ecclesiale nasceva per la volontà e l'intuito di Maria De Giovanna, in seguito Madre Raffaella, che assecondando la chiamata interiore dello Spirito Santo, decise di dedicare la sua intera esistenza al servizio dei malati e dei bisognosi.
Donna umile e prudente ma fermamente decisa, tradusse in azione concreta quel che Dio le aveva chiesto, affidandosi alla guida di luminose figure sacerdotali che seppero aiutarla a valorizzare le sue profonde doti umane di bontà e la sua sincera e profonda fede nella Santissima Trinità.
Madre Raffaella fu donna di preghiera e di azione: amante del silenzio e della preghiera, viveva in una continua ascesi verso Dio, guidata dalla meditazione e dalla contemplazione ed illuminata dalla consolante presenza della Madonna.
Protesa verso il cielo ma non dimentica delle cose della terra, sentiva imperiosa dentro di sè la vocazione all'amore; un amore suscitato e nutrito dalla parola del Vangelo, sempre rivolto agli altri e mai a se stessa.
I poveri erano i suoi prediletti e per essi, soprattutto i diseredati e gli infermi, volle concentrare la sua opera e quella delle sue Suore Infermiere: "I poveri e i malati sono i beniamini di Dio" diceva, invitando le sue consorelle a servirli con discrezione, modestia e finezza d'animo.
A cent'anni dalla nascita della Congregazione, le Suore Infermiere portano ancora avanti quell'ideale evangelico di servizio agli ultimi che il cuore di Madre Raffaella sentì come strada per la santità: servire gli ultimi facendosi ultimi, minimi, secondo lo stile intuito da san
Francesco da Paola, cioè piccoli nell'umiltà e nella semplicità ma grandi nel cuore e
nella carità.

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