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La madre fondatrice

Le Memorie così ce la descrivono, nel suo aspetto fisico e nelle sue qualità morali:
Madre Raffaella era alta di statura, armonica nella complessione fisica e manifestava una superiorità, che la faceva amare. Fronte alta e spaziosa, regolari e finissimi i lineamenti del volto, sempre dolce e sereno, reso tale per l'abitudine ai grandi pensieri della bontà evangelica.
Qualche volta lasciava trasparire la sofferenza interna, che subito scompariva, quando qualche suora si avvicina per conferire con lei.
I suoi grandi occhi penetravano nel profondo degli animi, sembravano guardare oltre il tempo, scrutare il mistero. Attraverso il suo sguardo traspariva una dolcezza d'animo, che infondeva fiducia. pecialmente Il suo portamento, pur nella sua compostezza, era maestoso: avevi l'impressione di trovarti davanti ad una matrona dell'antica Roma ed emanava dalla sua nobile figura una luce di grazia irresistibile e dal suo volto serafico traspariva la pace interiore e la gioia serena di cui era ricolma.
Tutto in lei indicava che in altri tempi c'era stata quella che propriamente si chiama bellezza. Da tutto il suo esterno traspariva quello che internamente possedeva e cioè la vita divina di Colui, al quale aveva dedicato tutta la sua esistenza.
Ognuno poi poteva ammirare in lei la soavità dei modi, la pacatezza imperturbabile, che si sarebbero attribuite ad una la sua felicità di temperamento: erano invece l'effetto di una disciplina costante sopra un'indole vivace e riottosa.
A tutto questo, per completare il quadro, dobbiamo aggiungere una intelligenza non comune, una attività straordinaria, uno speciale spirito di adattamento, un grande buon senso, che denotava in lei basi serie ed equilibrate, una forza di volontà, che non la faceva indietreggiare davanti a qualsiasi ostacolo.
Abituata a soffrire, sapeva comprendere tutti e dal dolore e dalla sofferenza propria ed altrui traeva sempre una luminosa voce di conforto, di consolazione e di speranza.
Come vedremo più particolarmente in seguito, fu una suora "vestita di umiltà e di prudenza ", ma questa sua umiltà non si confondeva con la rassegnazione passiva di fronte alle prove e la prudenza non le vietava di parlare il forte linguaggio della verità e della giustizia.
Un ultimo particolare: la sua conversazione era ricercatissima, gioviale, faceta e qualche volta perfusa di fine umorismo. Dai colloqui con lei se ne usciva sempre edificati e migliori. La sua eloquenza era calda, vibrante, rafforzata dall'esercizio della sua vita intemerata.

  

 
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