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100 anni fa

Una piccola comunità nasce nella chiesa


17 novembre 1902: é un limpido pomeriggio autunnale, l'aria fresca accarezza il volto dei passanti che percorrono via Marassi, la strada lastricata che si snoda tra orti, frutteti e rustiche ville, raggiungendo la Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Margherita Vergine e Martire.
All'altezza della secentesca Villa Brusco, un soave canto si diffonde all'intorno e qualcuno si ferma chiedendo spiegazioni ed unendosi poi al già folto gruppo che gremisce la Cappella.
Qui, sette giovani, dopo il canonico anno di noviziato, si donano totalmente a Dio con i voti religiosi di povertà, castità ed obbedienza nelle mani del Padre Raffaele Ricca, delegato dall'Arcivescovo di Genova Mons. Edoardo Pulciano.
Inginocchiata ai piedi dell'altare, ognuna pronuncia, con voce tremante, la formula di consacrazione, mentre il sole, attraverso le grandi finestre, inonda di luce la Cappella, quasi segno tangibile del divino gradimento.
Il coro parrocchiale, costituito dalle Figlie di Maria, diretto dal maestro Costaguta sottolinea i momenti salienti della cerimonia, invocando l'aiuto dello Spirito Santo su queste giovani ferventi che danno inizio ad un cammino entusiasmante, attraverso un sentiero inesplorato, in salita, pieno di incognite.
Ispiratrice ed animatrice del gruppo è Maria De Giovanna che da questo momento si chiamerà Suor Maria Raffaella e sarà per tutti - Suore e non - "la Madre".
Sue compagne furono: Suor M. Francesca Sobrero, Suor M. Concetta Dagnino, Suor M. Michelina Corniglione, Suor M. Teresa Rubino, Suor M. Caterina Pesce, Suor M. Assunta Roberi. Nasce così la Congregazione delle Suore Terziarie Minime di S. Francesco da paola.



  

Per l'opera di Madre Maria Raffaella De Giovanna

  
La sera del 17 novembre 1902, data che segna il primo passo della nascente Congregazione, Maria De Giovanna, divenuta ora Suor Maria Raffaella, indugia più a lungo del solito nella Cappella, davanti a Gesù Sacramentato, ripensa in una luce nuova ai fatti salienti della sua vita come Dio l'aveva guidata, passo passo, fino a questo traguardo; rivede la sua casa di Genova, in Salita Ripalta, 7, sestiere di Portoria, dove era nata il 31 luglio del 1870 e dove aveva vissuto con i genitori:Giuseppe De Giovanna, farmacista genovese, ed Antonietta Bruschetti nativa di Milano, le nonne e la sorella Anna.
I preziosi manoscritti di Anna, chiamata da parenti e amici "sciâ Ninna", ci fanno conoscere l'infanzia e la giovinezza di Maria, sempre così schiva a parlare di sé, ci aprono qualche spiraglio sul sorgere e maturare della sua vocazione in un clima di preghiera, di studio e riflessione. La signora Antonietta non risparmiava rimproveri infatti, anche severi, a questa bimba intelligente e di buon cuore, ma capace di puntare i piedini per far valere il suo punto di vista, pronta però, una volta compreso il suo errore, a pentirsi e a buttarsi nelle braccia della mamma chiedendo perdono.
Aveve una forte inclinazione al raccoglimento e alla preghiera ed una grande forza di persuasione presso la sorellina, perché le tenesse conpagnia nel lodare il Signore.
Nella loro infantile ingenuità, un giorno strinsero un patto segreto: di pregare vicendevolmente perché, addormentandosi una sera, potessero svegliarsi in Paradiso e dar gloria a Dio con gli Angeli ed i Santi.
Anna ogni sera pregava, ma al mattino eccola ancora sveglia nel suo letto; non comprendendo come mai non si avverasse il suo desiderio, si confidò con la nonna che ebbe il suo bel da fare a spiegare a lei e a Maria che non spetta a noi scegliere il momento in cui entrare in Paradiso, tanto di più in maniera così comoda e indolore.
Madre Raffaella, davanti al Tabernacolo, rivive il giorno della sua Prima Comunione nella chiesa di Sant'Ambrogio, quando Gesù l'attirò a sé, facendo di lei un'anima profondamente eucaristica. Ripercorre la salita che conduce al Santuario della Madonna del Monte che tante volte l'aveva vista pellegrina in cerca di luce.
Si affaccia alla sua memoria un'immagine: quella di un giovinetto storpio, senza un braccio, sporco ed ignorante, solo, in una buia soffitta. Maria, senza pensarci due volte, lo accompagna a casa sua con grande sorpresa dei genitori.
Mentre apre la porta di casa, la giovane vede, con gli occhi del cuore, un grande portone a cui nessuno busserà invano; mentre ripulisce, nutre ed istruisce quel ragazzo, si fa strada in lei un sogno: vede uno stuolo di anime generose intente a curare nel corpo e nello spirito i malati più abbandonati.
Rivive l'esperienza misteriosa, rimasta indelebile nella su memoria e nel suo cuore, di quel giorno, nella chiesa di Santa Caterina, quando le parve che una voce si sprigionasse dal Tebernacolo e la invitasse a manifestare al suo Direttore Spirituale il desiderio che sempre più spesso si affacciava alla sua mente ed assumeva, giorno dopo giorno, caratteri ben definiti.
I rivolgimenti politici, sociali ed economici della seconda metà dell'Ottocento avevano favorito la classe borghese che disponeva di capitali da investire nei commerci e nelle industrie, mentre i poveri, come sempre, diventavano ancora più poveri: anche a Genova, come dappertutto, nelle soffitte e nei tuguri, ragazzi e fanciulle ignoranti, malati abbandonati e poveri conducevano una stentata esistenza.La propaganda anticlericale faceva il resto: toglieva loro il Bene Supremo: Dio; uccideva in loro la speranza.
Tali erano le situazioni che si andavano delineando davanti agli occhi di Maria man mano che, insegnando il Catechismo nella Parrocchia di S. Maria dei Servi, veniva a conoscenza delle famiglie, dei loro problemi, dei loro drammi nascosti.
Il suo grande cuore non poteva rimanere indifferente a tante miserie morali e materiali, così lei, Maria, attraente ed elegante signorina della media borghesia, istruita, divenne la visitatrice, l'infermiera, la confidente dei poveri e dei malati.
Facendo tesoro dell'esperienza del padre e della ricca biblioteca di casa che era stata del nonno medico, arricchita poi dal padre farmacista, Maria apprese le nozioni fondamentali nel campo della medicina, scienza che le sarà di valido aiuto nella sua missione.
Nella raccolta Cappella, la Madre ripensa al suo colloquio con il confessore, risente le parole di incoraggiamento, rivede la modestissima casa in Salita Nuova del Monte da dove lei e le sue conpagne potevano alzare lo sguardo al Santuario, prima di uscire per la loro missione nel Quartiere: istruire i bambini nel Catechismo ed assistere, a domicilio, i malati di qualsiasi condizione, senza chiedere alcun compenso.


  

e di Padre Raffaele Ricca

  
La nuova Congregazione si innesta sull'albero che fa capo a S. Francesco da Paola, per l'opera di P. Raffaele Ricca, dell'Ordine dei Minimi, che fu per Madre Raffaella, consigliere saggio e prudente. Egli, uomo colto e religioso zelante, fu
chiamato all'interno del suo Ordine a svolgere mansioni delicate; per circa sessant'anni fu Parroco della Chiesa di S. Margherita di Marassi, amato dalla popolazione che vedeva in lui il Sacerdote santo, fedele all'altare ed al pulpito, la prudente guida delle anime, assiduo al confessionale, il padre dal cuore generoso sempre pronto a soccorrere i bisognosi, specialmente durante il colera e la carestia. Per la sua benemerita opera sociale, fu stimato dalle autorità civili che
alla sua morte donarono la tomba ed un busto marmoreo ed intitolarono al suo nome una via nel popolare quartiere di Marassi.
Attraverso la via ordinaria della missione quotidiana, si manifesta la volontà di Dio tramite colui che Madre Raffaella considererà sempre l'inviato del cielo. Ella sta preparando un bambino alla Prima Comunione e questo bambino e la sua
famiglia diventano punto di incontro tra due strade: quella della giovane e quella di P. Ricca. Il santo religioso, forte del suo bagaglio di esperienza, legge nell'animo di Maria un sincero anelito di bene, vi legge la chiamata divina, sente che è giunto il
momento di dare inizio alla realizzazione di un disegno che è anche suo: costituire nel territorio della Parrocchia un gruppo di collaboratrici pronte a lanciarsi nelle varie forme di apostolato.
Due anime grandi si incontrano: non può che germogliare qualcosa di bello; con l'ottimismo proprio degli spiriti illuminati, essi scorgono le prime gemme, preludio della primavera, là dove altri vedrebbe solo rovi secchi.
S. Francesco da Paola entra cos" nella vita di queste giovani che ne assorbiranno profondamente lo spirito di umiltà e di carità diventando piccoli segni viventi dell'amore
misericordioso di Dio per le sue creature, specialmente per le membra sofferenti.


  

ispirata a S. Francesco da Paola

 

Francesco, ancora giovanetto, in pieno rinascimento, quando impera il desiderio di godere l'attimo presente, si ritira a vita eremitica, fonda poi un Ordine penitente che, oltre ai tradizionali tre voti, ne emette un quarto: quello di vita quaresimale, segno profetico, per ricordare le realtà che oltrepassano i confini dell'esistenza umana.
Madre Raffaella, all'inizio del secolo, quando la rivoluzione industriale sconvolge gli schemi tradizionali, portando a galla nuove forme di povertà, dà inizio ad una Congregazione che ha come fine specifico quello di servire Dio nei fratelli più bisognosi con criteri moderni, consoni alle mutate esigenza dei tempi.
Principio ispiratore è il fuoco di carità che irrompe nella vita, illumina la mente, infiamma il cuore e spinge la volontà di coloro che generosamente vi corrispondono, a buttarsi con tutte le energie e i doni di natura e di grazia, nell'opera di evangelizzazione e di servizio.


  

ponendo come base l'umiltà e la carità che si fa servizio

 
La spiritualità che Madre Raffaella ha trasmesso alle sue figlie si può riassumere in queste quattro espressioni raccolte dalle memorie:
- Una sola meta: la SS. trinità
- Una sola via: Nostro Signore Gesù Cristo
- Una sola stella: la Madre di Dio
- Un solo movente: l'amore

Le virtù caratteristiche che devono guidare il quotidiano operare sono la carità e l'umiltà.
Dagli scritti di Madre Raffaella "Il povero e l'infermo sono i beniamini di Dio"
"Diamo, diamo, con la stessa generosità di una vera madre; il Signore ricompensa certo lo spirito di amore anche esagerato". "Noi Minime siamo piccoli fili d'erba di fronte ai grandi Santi, ma con l'aiuto di Dio possiamo anche noi giungere alla santità".
 

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